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Valentino Donati con la moglie Rosanna Casadio nella casa dove vivono.

INTERVISTA A VALENTINO DONATI

(UNO STUDIOSO IMPEGNATO NELLA VALORIZZAZIONE DEGLI ARTISTI CASTELLANI E DEI REPERTI ARCHEOLOGICI TROVATI NEL TERRITORIO DI CASTEL BOLOGNESE)

Intervista del 6/8/2025 a cura di Roberto Suzzi

Tra gli scopi dell’Associazione Pietro Costa vi è la valorizzazione del patrimonio artistico di Castel Bolognese, una finalità che intendiamo raggiungere anche dando il meritato rilievo alle persone che hanno dato un contributo importante a far conoscere gli artisti castellani, di cui alcune opere oggi si possono ammirare nel locale Museo civico, unitamente al patrimonio archeologico reperito nel nostro territorio.

Tra queste figure ha sicuramente svolto un ruolo di primo piano fin dagli anni ottanta del novecento Valentino Donati, oggi novantenne, essendo nato il 20 agosto 1935.

Mi è sembrato importante raccogliere la sua testimonianza, al fine di lasciarne traccia per i castellani che non lo hanno conosciuto o che, pur conoscendolo, non sono del tutto al corrente del lavoro che ha fatto per approfondire la conoscenza di molti artisti castellani, di alcuni dei quali rischiava di perdersi la memoria, nonché per la promozione della cultura locale, perseguita attraverso l’organizzazione di mostre e la pubblicazione di numerosi libri; senza dimenticare il fondamentale apporto da lui dato alla realizzazione prima dell’Antiquarium, poi del Museo civico.

Pur essendo un autodidatta, Valentino Donati è da ammirare per il suo impegno e per lo scrupolo che ha sempre avuto nella conduzione delle sue documentatissime ricerche. Un impegno condiviso dalla moglie Rosanna Casadio che gli è sempre stata al fianco e che ha firmato molte delle loro opere. La sua attività di studioso e di scrittore specialista nel settore artistico è nota a livello internazionale, al punto da essere citato in pubblicazioni di autori europei ed americani, che hanno utilizzato i suoi lavori per le loro opere.

Ho conosciuto Valentino Donati nel 1980, quando lavoravo per il Comune di Castel Bolognese. L’occasione fu la proposta che fece al Sindaco, Franco Gaglio, dell’acquisto di una medaglia di Giovanni Bernardi. Lui si era dato da fare per trovarla, come fece in seguito per il reperimento di altre opere che furono in vari momenti acquistate dal Comune; un lavoro di ricerca che ha fatto in vari musei e biblioteche in Italia e all’estero, sempre senza chiedere alcun compenso.

A Valentino Donati mi univa non soltanto l’ammirazione per la sua attività disinteressata a favore del Comune e a vantaggio della storia e della cultura locale, ma anche la comune amicizia con Pietro Costa. Lui e Pietro erano vicini di casa e molto amici. La frequentazione del Costa fu determinante nello stimolare il suo interesse per gli artisti castellani e per la valorizzazione del patrimonio artistico e archeologico castellano.

Valentino Donati ha svolto e continua a svolgere una prolifica attività di pubblicista a partire dal 1986. Mi ha fornito un elenco di un centinaio di scritti, per lo più pubblicati su giornali e riviste specializzate. Tra questi scritti vi sono anche 17 libri, molti dei quali scritti insieme alla moglie.

Ho incontrato Valentino Donati nella sua casa di Castel Bolognese, dove mi ha ricevuto insieme alla moglie Rosanna. Prima di iniziare l’intervista, mi ha condotto a vedere le sue raccolte di opere di artisti locali e di oggetti messi insieme in tanti anni di ricerche, di cui va giustamente orgoglioso.

Ancora frastornato dalla visione di tanta bellezza, l’ho intervistato sulla sua attività di studioso e di promotore dell’arte e della cultura castellana. Riporto di seguito una sintesi delle cose che mi ha detto, su cui si potrebbe scrivere un libro, tanti sono i fatti interessanti e rilevanti di cui mi ha parlato.

1) Quest’anno compi 90 anni, un bel traguardo. Sembra questo il momento giusto per ripercorrere le fasi salienti della tua vita. Quando e dove sei nato?

Sono nato il 20 agosto 1935 a Castel Bolognese, in un appartamento posto al primo piano di via Costa, sopra a dove oggi è collocato un negozio di generi alimentari. Al secondo piano dell’appartamento in cui sono nato viveva una figlia di Bagnaresi, il cui padre (Negus) commerciava in materiali metallici. Successivamente la mia famiglia si trasferì in una casa di via Marconi, dietro a dove oggi c’è la casa in cui abita l’ex Sindaco Daniele Meluzzi.

2) Come hai trascorso la tua infanzia e la tua adolescenza?

La mia infanzia è stata turbata dal passaggio del fronte. Avevo nove anni quando Castel Bolognese si trovò in prima linea. Mio padre, che faceva il manovratore per le ferrovie, ebbe la vita sconvolta a causa delle conseguenze di un bombardamento che colpì la stazione ferroviaria nel 1944, mentre lui vi stava lavorando. Ricordo che si nascose sotto un treno, poi riuscì miracolosamente a fuggire e a salvarsi. Il trauma subìto lo rese invalido, provocandogli frequenti svenimenti.

3) Quando e dove hai iniziato a lavorare?

A causa dei problemi di salute di mio padre ho iniziato presto a lavorare. Lo aiutavo a fare l’orto e nell’allevamento di conigli e galline per il consumo familiare. Ricordo che a dodici anni mi dedicavo con lui alla raccolta delle schegge delle granate e delle bombe che si trovavano in abbondanza nei campi intorno al paese, che venivano poi vendute al Negus. Per integrare l’alimentazione ci recavamo nei campi a raccogliere gli avanzi dei prodotti agricoli dopo che i proprietari avevano terminato la raccolta. Divenuto adolescente, ho fatto il cameriere presso il ristorante della stazione ferroviaria e l’addetto alla vendita delle bibite ai treni alle dipendenze di Tristano Grandi, che allora gestiva quel ristorante e divenne poi maestro elementare. A quattordici anni, nel 1949, ho lavorato nei cantieri scuola, i cosiddetti cantieri Fanfani, per la pulizia del canale dei Molini. Più tardi ho lavorato per qualche mese con la ditta Zanolla di Bologna che aveva l’appalto per la manutenzione delle rotaie della ferrovia. Il mio compito era di portare le vivande agli operai e di trasportare gli attrezzi, che si sformavano durante il lavoro, dal fabbro per la riparazione. Ricordo che portavo badili e picconi a Torondo Borzatta. Tutto questo prima di essere assunto a tempo indeterminato alle dipendenze delle Ferrovie dello Stato fino alla pensione.

Il lavoro ha fortemente segnato sia la mia infanzia che la mia adolescenza. Anche i miei studi successivi alle scuole elementari, che ho fatto a Imola presso l’Istituto Alberghetti, non sono stati una passeggiata. Ricordo che mi ci recavo in treno, che allora non aveva vere e proprie carrozze, bensì carri merci su cui erano piantate delle panche dove sedevano i passeggeri. Il viaggio era, posso affermare, piuttosto avventuroso.

4) Quando hai iniziato ad interessarti di problemi culturali, con particolare riferimento a Castel Bolognese?

Il mio interesse per l’arte e gli artisti locali è stato stimolato da Pietro Costa. Pietro era mio vicino di casa e, sovente, parlavo con lui delle sue ricerche di storia locale e, qualche volta, lo accompagnavo a visitare archivi e biblioteche fuori paese, in particolare a Faenza e Imola. A darmi lo stimolo a dedicarmi attivamente alla ricerca archeologica furono i primi ritrovamenti di reperti nel podere Collina della Serra, durante lavori agricoli di scasso del terreno nel 1965. Allora ebbi contatti con il Sindaco, Nicodemo Montanari, e con il parroco della Serra, don Italo Drei. Recuperai diverso materiale che conservai in una vetrinetta in casa mia. Il materiale archeologico da me trovato era a disposizione di tutti, tant’è vero che il maestro Tristano Grandi con una certa frequenza portava a casa mia scolaresche a visionarlo. Il dott. Antonio Corbara, venuto a conoscenza dei miei ritrovamenti, segnalò la cosa al maresciallo dei carabinieri, che mi informò che non potevo tenere quel materiale. Lo consegnai al Sindaco Gaglio, a patto che restasse a Castel Bolognese. Nacque così l’Antiquarium comunale che aveva sede in via Garavini.

Dopo il mio pensionamento, avvenuto nel 1981, ho intensificato la mia attività di ricerca.

5) Puoi parlarci delle iniziative che hai seguito nel settore culturale locale?

Le iniziative culturali di cui mi sono occupato hanno riguardato la nascita e lo sviluppo prima dell’Antiquarium, poi del Museo civico. Mi sono dato da fare per incrementare il patrimonio di queste due istituzioni culturali, sia recuperando opere di artisti castellani che ho fatto acquistare al Comune, sia attraverso scavi che hanno portato al recupero di materiali provenienti da tombe. Ho partecipato anche allo scavo e al ripristino delle conserve trovate in paese, aiutando in questo lavoro il capomastro Cesare Bellini, facendo il manovale. Ambedue abbiamo lavorato come volontari, senza alcun compenso. Durante la seconda Amministrazione Gaglio, insieme all’Assessore Evaristo Folesani, anche lui ferroviere, mi sono interessato per far portare a Castello in deposito una vecchia locomotiva, che fu collocata nel parco Ravaioli. Purtroppo, dopo qualche tempo dovette essere riconsegnata all’Amministrazione delle Ferrovie, a causa di alcuni atti di vandalismo di cui fu vittima.

6) Cosa hai fatto per la creazione del Museo civico di Castello?

Per l’Antiquarium e il Museo civico mi sono dato molto da fare. Per l’Antiquarium mi sono interessato sia alla realizzazione delle vetrinette per l’esposizione del materiale che via via veniva trovato, che alla redazione del relativo regolamento. Come ho già detto, per il Museo civico ho fatto molto per incrementarne il patrimonio artistico. A questo proposito, ricordo, tra l’altro, la trattativa per conto del Comune per l’acquisto di 12 acqueforti del pittore Giuseppe Guidi presso un commerciante milanese che le vendeva per 12.000.000 di lire. Il Sindaco Dardi mi diede un assegno di soli 4.000.000 di lire. Incontrai quel commerciante che sulle prime mi disse che non poteva accettare la mia offerta, ma, poi, mi consegnò le opere senza pretendere altro, oltre ai 4.000.000 di lire di cui disponevo. Per il Museo ho anche fatto acquistare al Comune il fondo Giovanni Piancastelli dai familiari di Bologna del pittore castellano per 99.000.000 di lire, di cui un terzo a carico del Comune, un terzo a carico della Regione Emilia Romagna e un terzo a carico della Provincia di Ravenna. Il fondo Piancastelli conteneva documenti personali dell’artista, alcuni suoi dipinti, gli strumenti di lavoro e alcune cartelle che raccoglievano più di 600 disegni. L’inventario del fondo è stato pubblicato nel libro Il disegno di Giovanni Piancastelli. Nuovi studi e acquisizioni, scritto da Samantha De Santi e Valentino Donati.

La mia collaborazione con il Museo civico è cessata quando il Comune accolse la richiesta della Soprintendenza ravennate ai monumenti di consegnare le fibule ostrogote o longobarde (V-VI secolo d.C), trovate in una tomba a Castello, al “Museo Classis” di Ravenna.

Ho contribuito anche al Museo parrocchiale di arte sacra, progettato e realizzato da mons. Gian Luigi dall’Osso, facendone restaurare le opere ivi contenute al solo costo dei materiali, senza le spese del lavoro per il personale specializzato, grazie alla mia amicizia con la signora Riccarda Guidi. Nello specifico, il lavoro di restauro delle opere del museo parrocchiale di arte sacra è stato attuato su proposta della signora Riccarda Guidi, figlia dei castellani Franco e Josette Guidi, che lavorava a Firenze presso l’Istituto per la formazione dei giovani nell’arte del restauro e della conservazione, sito nel Palazzo Spinelli. La signora Riccarda Guidi, curatrice delle relazioni esterne, si rese disponibile a far restaurare gratuitamente dagli studenti di detto Istituto tutto il materiale appartenente alla raccolta castellana di arte sacra, con il solo pagamento del materiale utilizzato.

Inoltre ho fatto acquistare al Museo parrocchiale castellano di arte sacra opere del Guidi che il Comune non volle comprare, tra cui uno splendido baule ligneo adornato con smalti su rame.

7) Quali sono gli artisti locali di cui ti sei interessato? Su quali hai scritto?

Mi sono interessato alla valorizzazione di tutti gli artisti castellani, sui quali ho condotto ricerche in diverse città italiane, insieme a mia moglie, sempre con spese a carico nostro. Nel corso di queste ricerche abbiamo recuperato opere che sono state, in gran parte, acquistate dal Comune. Grazie alle notizie e alla documentazione raccolta abbiamo scritto pubblicazioni che hanno contribuito a togliere dall’anonimato in cui erano piombati artisti con Giovanni Bernardi, Giuseppe Guidi, Giovanni Piancastelli e Angelo Gottarelli. Inoltre mi sono interessato di valorizzare artisti divenuti famosi nel dopoguerra. Del pittore Fausto Ferlini ero molto amico. A lui ho dedicato un libro e mi sono impegnato per la realizzazione di una mostra. Ho scritto anche sul noto scultore castellano Angelo Biancini. E’ stata mia l’idea fin dai tempi in cui era Sindaco Dardi della realizzazione del museo all’aperto a lui dedicato, per l’esposizione delle sue opere, i cui basamenti furono ideati dall’architetto Oreste Diversi. L’idea nacque a seguito della mostra delle opere di Angelo Biancini svoltasi a Castel Bolognese nel 1994. Ho collaborato anche con l’Associazione Amici dell’arte di Faenza per iniziative culturali. Con gli Amici dell’arte di Faenza allestii due mostre. La prima mostra fu dedicata a Giovanni Piancastelli e si fece nel Palazzo delle esposizioni nel 2002. Questa mostra vide, tra gli altri, la partecipazione del noto critico d’arte Vittorio Sgarbi. La seconda mostra fu dedicata a Giuseppe Guidi nel 2003-2004. Questa mostra ebbe rilevanza nazionale e un grande successo di pubblico. Fu presentata, tra gli altri, dalla Presidente del Vittoriale degli italiani, Anna Maria Andreoli.

I libri più importanti che ho scritto, molti dei quali insieme a mia moglie, sono riportati a fine intervista.

8) Quando e su quali temi hai collaborato con il Comune di Castel Bolognese nel settore culturale?

La mia collaborazione con il Comune nel settore culturale è iniziata durante le amministrazioni Gaglio, in particolare la seconda, e con quelle del suo successore Dardi. Con Giancarlo (Iader) Dardi Sindaco ho partecipato alla realizzazione di numerose mostre su artisti castellani, oltre alle trattative per l’acquisto di alcune delle loro opere, di cui ho già detto. Successivamente ho allentato i rapporti con le amministrazioni comunali castellane fin dal 2019, causa divergenze nella gestione del Museo civico.

9) Come Associazione dedicata a Pietro Costa non possiamo esimerci dal porti questa domanda: Che ricordo hai di Pietro, di cui sei stato amico ed esecutore testamentario?

Di Pietro Costa sono stato un grande estimatore e un intimo amico. Con lui e sua moglie ho sempre avuto un rapporto speciale. Eravamo talmente intimi che ricordo di averli ospitati a casa mia per alcune settimane in un inverno particolarmente freddo perché il gelo aveva provocato la rottura dell’impianto di riscaldamento di casa loro. Gli sono stato vicino fino alla fine, perché Pietro ha lavorato per la promozione della cultura castellana fino a pochi giorni prima della morte, avvenuta il 28 luglio 1982. Mi ha nominato esecutore testamentario, ruolo che ho eseguito con scrupolo e totale disinteresse. Il suo testamento, dopo avere provveduto a dare ai destinatari quello che lui aveva disposto, destinava a me il rimanente. Quelle somme sono state da me utilizzate per finanziare la pubblicazione del libro Scritti inediti ed inventari d’archivio, scritto insieme agli amici Stefano Borghesi, Carmen Ghetti e Roberto Suzzi, edito dall’Amministrazione Comunale di Castel Bolognese, ed all’acquisto di vetrinette per il Museo civico. Fatti questi pagamenti restavano da saldare 350.000 lire che pagai di tasca mia. Ne è valsa la pena. Ricordo con affetto il grande lavoro di riordino delle sue carte condotto dal citato gruppo di amici e dalla professoressa Francesca Zama, al tempo Assessore alla Cultura, in un locale della palestra delle scuole elementari. Purtroppo il nostro lavoro oggi non è più consultabile, perché il fondo Pietro Costa, già conservato presso la biblioteca Dal Pane è stato sommerso dall’alluvione. Spero possa essere recuperato.

10) Il Comune di Castel Bolognese annualmente gestisce un nutrito programma culturale. Cosa ti sentiresti di consigliare all’Assessorato competente per migliorare l’offerta ai cittadini in questo settore?

Non seguo le attuali iniziative culturali del Comune, anche in considerazione della mia età. Mi preme però dire che il Comune dovrebbe privilegiare la cura del paese per renderlo attrattivo ai cittadini ed ai visitatori occasionali. Vanno in particolare valorizzati i monumenti, ma anche curati i parchi, le strade, le piante, fino alla segnaletica orizzontale che dovrebbe essere ritinteggiata più spesso. Ho ancora copia dell’appunto consegnato all’Amministrazione comunale nell’agosto 2019, nel quale individuavo le cose per me da farsi nel paese. Tra tutte voglio segnalare l’opportunità di acquistare e restaurare l’oratorio Parini di Domenico Morelli e figli, dove era collocato il forno Caroli. Il proprietario sarebbe disponibile a cederlo al Comune. Ne varrebbe la pena anche perché al suo interno mi ricordo di aver visto molti anni fa due affreschi del pittore castellano Giovanni Piancastelli.

PRINCIPALI LIBRI SCRITTI DA VALENTINO DONATI

(molti di questi scritti insieme alla moglie Rosanna Casadio)

V. DONATI, Pietre dure e medaglie del Rinascimento. Giovanni da Castel Bolognese, Ferrara, 1989.

V. DONATI, Un artista nell’ombra. Giuseppe Guidi (1881-1931), Castel Bolognese, 1991.

V. DONATI, R. CASADIO, Angelo Gottarelli (1740-1813). Un protagonista della pittura imolese, Imola, 1995.

V. DONATI, L’arte di Giuseppe Guidi (1881-1931). Rivalutazione di un artista, Castel Bolognese, 1996.

V. DONATI, R. CASADIO, Artisti di Castel Bolognese. Personaggi scomparsi dal XVI al XX secolo (catalogo), Castel Bolognese, 1998.

V. DONATI, (a cura di ) Fausto Ferlini (1917-1992) pittore e poeta romagnolo, Castel Bolognese, 2000.

E. AICARDI, R. CASADIO, V. DONATI, (a cura di) Giuseppe Guidi. L’arte dello smalto, EDIT Faenza, 2001.

S. DE SANTI, V. DONATI, Giovanni Piancastelli artista e collezionista 1845-1926, EDIT Faenza, 2001.

V. DONATI, R. CASADIO, Giuseppe Guidi (1881-1931). Un artista per D’Annunzio, EDIT Faenza, 2003.

V. DONATI, R. CASADIO, Bronzi e pietre dure nelle incisioni di Valerio Belli vicentino, a cura della Casa editrice Belriguardo, Ferrara, Veggiano (PD), 2004.

V. DONATI, R. CASADIO, La donazione Camilla Guidi al Museo Civico di Castel Bolognese, EDIT Faenza, 2006.

V. DONATI, R. CASADIO, Vincenzo Pacetti scultore e restauratore nella Roma del settecento, Casa editrice Belriguardo, Mestrino (PD), 2009.

COMUNE DI CASTEL BOLOGNESE. Assessorato alla Cultura, Gaetano Marzocchi 1922-2009. Orafo, artista e restauratore, a cura di Valentino Donati, EDIT Faenza, 2010.

V. DONATI, L’opera di Giovanni Bernardi da Castel Bolognese nel Rinascimento, EDIT Faenza, 2011.

S. DE SANTI, V. DONATI, Il disegno di Giovanni Piancastelli (1845-1926), Nuovi studi e acquisizioni, EDIT Faenza, 2014.

V. DONATI, (a cura di) Vecchie vedute di Castel Bolognese, disegni a penna di Fausto Ferlini, EDIT Faenza, 2016.

R. CASADIO, V. DONATI, Descrizioni e impressioni critiche sulla quadreria di Casa Borghese in Roma dagli scritti di Giovanni Piancastelli, EDIT Faenza, 2016.

COPERTINE DI ALCUNI LIBRI

Valentino Donati con la moglie Rosanna Casadio nella casa dove vivono.
Valentino Donati con Pietro Costa e l’architetto Oreste Diversi il 20 luglio 1982 (Ultima foto di Costa prima della morte, avvenuta otto giorni dopo).
Valentino Donati alla presentazione del volume dedicato a Angelo Gottarelli
(10 maggio 1996)
Valentino Donati con il Sindaco Iader Dardi alla presentazione della mostra dedicata a Giuseppe Guidi
(11 novembre 1996)
Valentino Donati alla inaugurazione del Museo civico di Castel Bolognese. Si notano, tra gli intervenuti, alcuni amministratori locali, il Presidente della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani e il Presidente della Provincia di Ravenna, Gabriele Albonetti. (21 maggio 1999)
Valentino Donati si intrattiene con il critico d’arte Vittorio Sgarbi in visita alla mostra dedicata a Giovanni Piancastelli, allestita nel Palazzo delle esposizioni di Faenza (28 gennaio 2002).

1 pensato su “Intervista a Valentino Donati: Studioso impegnato nella valorizzazione di arte e reperti castellani

  1. Valentino Donati con la moglie Rosanna vanno ringraziati per il prezioso lavoro al servizio della memoria storica della nostra comunità. Grazie a loro oggi sappiamo tantissimo degli artisti castellani.👏👏👏

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