nenni5a

Una delle ultime foto di Nicola Nenni

NICOLA NENNI

SINDACO SOCIALISTA DI CASTEL BOLOGNESE DAL 17 APRILE 1946 AL 25 MAGGIO 1949

(Articolo di Roberto Suzzi)

Il 17 marzo 2026 ricorre l’ottantesimo anniversario delle prime elezioni in cui le donne e gli uomini maggiorenni di Castel Bolognese poterono esprimere il loro voto libero, dopo il ventennio fascista. Il 17 marzo 1946 si tennero le elezioni amministrative per scegliere i rappresentati dei partiti nel Consiglio comunale castellano. Si presentarono tre liste: la lista socialcomunista, quella democristiana e quella repubblicana. Prevalse la lista socialcomunista che ottenne il 65,91% dei voti ed elesse 16 consiglieri attribuiti alla maggioranza, mentre la lista democristiana con il 26,67% dei voti ottenne i 4 spettanti alla minoranza. I repubblicani ottennero il 7,42% dei voti e nessun consigliere, a causa della legge elettorale maggioritaria che si applicava allora, che assegnava consiglieri alle sole due prime liste, di cui 4/5 alla prima ed 1/5 alla seconda. Il Consiglio elesse Sindaco il socialista Nicola Nenni che ricoprì questa carica dal 17 aprile 1946 al 25 maggio 1949.

Per chi si interessa delle vicende politiche ed amministrative di Castel Bolognese è importante ricordare la figura di Nicola Nenni, primo Sindaco del dopoguerra, espressione del primo Consiglio democraticamente eletto, nel contesto storico in cui si trovò ad operare.

A proposito di questo contesto, va premesso che molte delle vicende politico-amministrative avvenute a Castel Bolognese nel secondo dopoguerra fino alla metà degli anni settanta furono segnate dalla dialettica interna ai socialisti locali tra “autonomisti” e “fusionisti”. Queste erano le definizioni rispettivamente attribuite a coloro che erano contrari all’unità d’azione con il PCI e a quelli che, al contrario, operavano per ricostruire un unico partito di sinistra, riunificando le componenti socialiste e comuniste.

A livello locale le vicende, anche personali, del leader autonomista, Tommaso Morini, e di quello, almeno nei primi anni, fusionista, Nicola Nenni, condizionarono la storia di queste due componenti, che fecero scelte diverse in coerenza con quelle nazionali dei socialdemocratici e dei socialisti.

Mentre per altri politici castellani è possibile ripercorrere la parabola politica sulla base di fatti documentati per tutto il loro percorso politico-istituzionale, per l’evoluzione delle scelte politiche di Nicola Nenni si hanno notizie da documenti soltanto fino al 1956. Per sopperire a questa carenza negli anni successivi, non colmata dai giornali locali né da quelli faentini, ho acquisito informazioni da Rosanna Nenni, figlia di Nicola, e da Luigi Tabanelli che iniziò ad interessarsi di politica intorno alla metà degli anni sessanta del novecento e fu prima socialista, come il padre Sante, poi aderì al PSIUP ed infine al PCI.

Ringrazio Rosanna Nenni per la preziosa testimonianza e per avermi mostrato le fotografie di Nicola che mi ha consentito di pubblicare. Ringrazio inoltre Luigi Tabanelli per la sua testimonianza sul partito socialista castellano.

1. I primi anni, il ventennio fascista, la guerra e la liberazione

Chi era Nicola Nenni? Le prime risposte a questa domanda sono fornite da una bella pubblicazione di Flaviana Tabanelli (Nenni. Storia di una famiglia di romagnoli, Faenza, Tipografia faentina, s.d.). Nicola nasce il 10 giugno 1912, figlio unico di Domenico, originario di Solarolo, frazione di Castel Nuovo, che era nato il 16/4/1869 (o il 4/3/1869) e deceduto il 13/4/1955 e di Domenica Zaccherini, nata il 26/2/1876 e deceduta il 27/9/1954. Domenico era figlio di Giovanni Battista Casimiro, fratello di Giuseppe, padre dell’Onorevole Pietro Nenni, più volte segretario nazionale e presidente del partito socialista. La parentela con l’On. Pietro Nenni condizionerà le scelte politiche di Nicola, che ne seguì le orme. Domenico Nenni era un bracciante, specializzato nelle potature degli alberi da frutto. Abitava al Ponte del Castello con la famiglia una casa vicino all’argine del fiume Senio, con pochi ettari di terra, dove nacque Nicola, che divenne anche lui bracciante e potatore esperto. All’inizio degli anni trenta Nicola sposò Stella Succi originaria di San Pier Laguna nella campagna faentina (1912-1997). Il 20/5/1935, mentre Nicola prestava servizio militare, nacque il primo figlio, Domenico che riprendeva il nome del nonno paterno, come da tradizione romagnola. Qualche tempo dopo (1940) nacquero due gemelli, che cessarono di vivere dopo sei ore, infine, a guerra finita, li 28/11/1946 nacque Rosanna. I figli furono concepiti durante le licenze di Nicola che prestò servizio militare per circa nove anni e tornò a casa ormai a guerra finita. Forse per questa ragione non si hanno notizie di lui durante il passaggio del fronte a Castel Bolognese. Si sa che la moglie sfollò con il figlio Domenico a Marzeno, frazione di Brisighella, mentre il padre restò nella casa vicino all’argine del Senio.

2. Il dopoguerra e l’impegno politico

Appena tornato a casa Nicola si impegnò in politica nelle file del PSIUP, Partito Socialista di Unità Proletaria (questa la denominazione del partito socialista fino al 1947), seguendo la componente di sinistra che faceva capo all’On. Pietro Nenni. Oltre all’impegno politico che lo assorbiva molto, si impegnò nella Cooperativa agricola braccianti, chiamata “il Collettivo”, di cui fu presidente. Il lavoro e l’impegno politico non consentivano alla sua famiglia di condurre una vita agiata, tutt’altro, ebbe spesso problemi economici. Per sbarcare il lunario fu costretto a frequenti trasferimenti, anche per la durata di un mese, in altri comuni del bolognese o del ferrarese a svolgere la sua attività di potatore specializzato. A casa Nicola non parlava quasi mai di politica con i familiari, anche nei momenti più impegnativi e difficoltosi. La figlia ricorda che era un padre dal carattere deciso, che pretendeva di risolvere i problemi quando si presentavano, senza rinviarli o farli incancrenire. Un giudizio che collima con quello espresso dal segretario Cilla, di cui si avvalse durante la sua esperienza di Sindaco.

Entrando nel merito di questa esperienza, non si può non parlare dei socialisti castellani nel dopoguerra e dei rapporti che vi erano tra le figure di maggior rilievo del partito: Tommaso Morini e Nicola Nenni. Tommaso Morini, Sindaco dal 18/4/1945 al 16/4/1946, nominato dalla Prefettura, su indicazione degli Alleati, aveva fatto parte della Consulta dall’1/1/1945 al 13/4/1945. Insieme a lui nella prima Giunta comunale a rappresentare i socialisti vi era Luigi Dall’Oppio, ambedue erano socialisti autonomisti. Sembra dunque che fossero i socialisti autonomisti a dominare nel PSIUP castellano. Un ruolo importante nel partito doveva comunque averlo anche Nicola Nenni, visto che, pur non essendo presente nella Giunta Morini, venne scelto come Sindaco dai socialcomunisti nel 1946, anche se Tommaso Morini aveva ottenuto il maggior numero di preferenze alle elezioni comunali del 17 marzo di quell’anno. Nella Giunta Nenni entrò Luigi Dall’Oppio per i socialisti autonomisti, mentre Tommaso Morini restò semplice consigliere, con un incarico nel Consiglio di Amministrazione delle Opere pie.

3. L’Amministrazione comunale 1946-1949

I problemi che dovette affrontare l’Amministrazione guidata da Nicola Nenni erano di portata tale che nemmeno i più esperti e ricchi amministratori avrebbero potuto risolverli nel breve tempo loro assegnato dal mandato quinquennale. Paese semidistrutto, campagne cosparse di mine, attività economiche pressoché azzerate, presenza di un elevato numero di senzatetto, elevata disoccupazione e casse comunali vuote. L’azione dell’Amministrazione socialcomunista fu perciò orientata a dare risposte immediate ad una popolazione stremata dalla guerra e dalla povertà, trovando tuttavia ostacoli continui nelle istituzioni pubbliche che avrebbero dovuto fornire aiuti, sia per le lungaggini delle procedure burocratiche che limitavano i tempi degli interventi, sia per gli intoppi di natura politica frapposti dalla Prefettura di Ravenna e dagli uffici dei ministeri preposti alla ricostruzione. Oltre a tutti questi ostacoli, il contesto politico nazionale, soprattutto dopo la rottura della coalizione antifascista, con la cacciata dal governo nazionale dei socialcomunisti, condizionò pesantemente le vicende dell’Amministrazione Nenni.

Nel gennaio 1947 la componente capeggiata da Saragat uscì dal PSIUP e fondò il PSLI (Partito Socialista dei Lavoratori Italiani), che si schierò con i partiti centristi. A Castel Bolognese Tommaso Morini e Luigi Dall’Oppio seguirono Saragat, ma restarono nella Giunta di sinistra, nonostante le accuse di tradimento e le minacce ricevute. “Il Socialista” del 24/12/1946 (n.51), riferendo di un’assemblea dei socialisti castellani precedente la scissione socialdemocratica, riporta che le due mozioni nenniana e saragattiana ottennero consensi pressoché analoghi. Ciò significa che la componente autonomista aveva un seguito importante tra i socialisti castellani. Questa spaccatura non impedì alla Giunta Nenni di continuare il suo lavoro che, considerata la situazione disperata di gran parte dei castellani e senza risorse a disposizione, si inventò attività per recuperarle, attivando una cantina sociale, comprando e rivendendo granoturco, applicando un diritto sull’esportazione delle bevande vinose e vendendo scarti d’archivio dopo un maldestro riordino fatto da persone incompetenti, sotto la responsabilità del segretario comunale. Il ricavato di queste attività fu investito in una mensa popolare, in una colonia marina ed in prestiti a due cooperative (di consumo e muratori), oltre che per fare acquisti necessari al funzionamento dei servizi comunali. Purtroppo l’inesperienza amministrativa dei consiglieri socialcomunisti, tra i quali i lavoratori intellettuali erano un impiegato delle ferrovie e un impiegato di banca, e l’inadeguatezza del segretario comunale fecero sì che queste attività fossero svolte senza rispettare le formali regole amministrative. Detto questo, va però precisato che di queste attività e delle modalità con cui furono gestite Nenni informò sempre il Consiglio comunale, senza che nessun consigliere né di minoranza né di maggioranza sollevasse obiezioni.

Dopo le elezioni politiche del 18 aprile 1948, che sancirono la vittoria della DC e dei partiti centristi, a Castello lo scontro tra la Giunta socialcomunista e la DC, il PRI e il PSLI si fece acceso, anche perché il risultato elettorale locale aveva evidenziato che il PCI e il PSI non avevano più la maggioranza dei consensi. Si incrinarono definitivamente i rapporti tra il PSI e il PSLI. Nenni dovette vivere drammaticamente questa spaccatura, tuttavia volle proseguire l’esperienza amministrativa con i socialdemocratici, che tenne nella sua Giunta, nonostante le polemiche e la contrarietà della base socialcomunista, come attestato da una lettera di Tommaso Morini pubblicata dal “Giornale dell’Emilia”.

Nei mesi di settembre-ottobre 1948, a seguito di una ispezione prefettizia che evidenziò irregolarità amministrative nella gestione del Comune, la DC e il PSLI attaccarono pesantemente la Giunta di sinistra. Il PSLI uscì dalla maggioranza e l’Assessore Dall’Oppio si dimise. Nella seduta del Consiglio comunale che discusse le contestazioni prefettizie e la difesa di Nenni e Collina (Assessore delegato) chi attaccò più duramente l’Amministrazione fu Tommaso Morini. Il PSI sembrò non essere unito a fianco dell’Amministrazione, perché l’Assessore supplente Eustergio Ballardini e il consigliere socialista Giacomo Morini non sostennero apertamente Nenni. Evidentemente in casa dei socialisti castellani si era consumata la resa dei conti rimandata dopo la scissione nazionale del gennaio 1947. La difesa di Nenni fu appassionata e documentata, non soltanto dalle pezze d’appoggio giustificanti le spese contestate dal Consiglio di Prefettura, ma anche dal richiamo delle occasioni in cui le vicende contestate era state condivise da tutto il Consiglio.

A nulla valsero le difese, per quanto ben argomentate, il clima della “guerra fredda” e l’anticomunismo praticato a livello delle istituzioni periferiche dalle prefetture, su richiesta del Ministro dell’Interno Scelba, esigevano che l’Amministrazione Nenni fosse la principale vittima del nuovo corso politico nella rossa provincia di Ravenna. Nel maggio 1949 il Consiglio di Prefettura condannò Nenni, Collina e tutti gli amministratori e consiglieri socialcomunisti per irregolarità amministrative. Nessuna condanna invece fu comminata a Tommaso Morini e Luigi Dall’Oppio del PSLI, comunque presenti nella Giunta e nella maggioranza al tempo in cui furono commesse le violazioni contestate. Il Prefetto sospese il Consiglio comunale e nominò un Commissario prefettizio (dott. rag. Oddone Sani) a reggere il Comune, in attesa della dichiarazione di decadenza dei consiglieri, che avrebbe dovuto essere pronunciata dal Ministero dell’Interno, che tuttavia non risulta essere pervenuta o, comunque, non notificata agli interessati. L’epilogo della vicenda ebbe un impatto pesante su Nicola Nenni e sugli altri amministratori socialcomunisti, costretti a rimborsare di tasca propria soldi spesi dal Comune per la collettività, purtroppo non supportati da un’idonea documentazione, di cui l’importo più rilevante riguardava la caldaia acquistata per il macello pubblico. Ciononostante Nenni continuò a fare politica disinteressatamente, come aveva sempre fatto. Questa sua attività è documentata da una relazione del Commissario prefettizio al Prefetto del 1950, in cui riferiva della situazione dei partiti politici di Castel Bolognese. Nella relazione il Commissario sosteneva, tra le altre cose, che il PSI, il cui segretario era Nicola Nenni, era ormai un partito debole che viveva a rimorchio del PCI.

4. I socialcomunisti all’opposizione del governo locale

Dopo circa due anni di governo comunale del Commissario prefettizio, nelle elezioni comunali del 1951 la coalizione di Romagna Libera, formata da DC, PRI e PSLI, uscì vittoriosa. Il democristiano Dino Biffi fu eletto Sindaco. Non ho visto documenti che attestino l’atteggiamento del PSI nei confronti dell’Amministrazione Biffi, né che rapporti ebbe con lui Nicola Nenni. A onor del vero va detto che il Biffi non ebbe un ruolo di rilievo nelle accuse a Nenni, che invece videro come principali attori il collega di partito dr. Bosi e il socialdemocratico Tommaso Morini. E’ certo soltanto che il Nenni continuava a essere il presidente della locale Cooperativa agricola braccianti.

Verso la fine del mandato di Biffi, nell’aprile del 1954, uscì il primo numero de “La torre”, mensile della Giunta d’intesa socialcomunista. Vi scrivevano soprattutto comunisti, ma erano molti anche gli articoli firmati congiuntamente dai due partiti. Vi comparvero anche due articoli del giovane socialista Giovanni Piepoli, destinato ad avere un ruolo dirigente nel PSI castellano. Si suppone comunque che nel 1954 Nenni fosse ancora segretario del PSI locale.

Tra il 1954 e il 1955 si consumò la rottura tra il PSDI e Romagna libera. La causa della rottura furono le dimissioni dei consiglieri demo-repubblicani dal Consiglio di Amministrazione delle Opere pie di Castel Bolognese, che obbligarono la Prefettura a sciogliere questo organismo. Morini, che era presidente delle Opere pie, si dimise da consigliere comunale, presto seguito da altri due consiglieri socialdemocratici, mentre il socialdemocratico dott. Mario Santandrea, pur collocandosi all’opposizione, restò in Consiglio. Tuttavia non sembrò esserci un riavvicinamento tra PSI e PSDI, forse a causa della frattura consumatasi nel 1948-1949.

Nelle elezioni comunali del 1956 il PSDI si presentò da solo, nonostante l’invito ad entrare nella lista socialcomunista, e non ebbe eletti in Consiglio. Vinse le elezioni ancora Romagna Libera che elesse Sindaco Reginaldo Dal Pane, a capo di una giunta centrista con la DC, il PRI ed il PLI. Nella stessa consultazione elettorale si presentarono nella lista socialcomunista sia Nicola Nenni che Pietro Costa. Entrambi furono eletti, ma il Consiglio a maggioranza centrista non ne convalidò l’elezione, a causa della condanna da loro subìta nel 1949 da parte del Consiglio di Prefettura che ne comportava l’ineleggibilità. Per Nicola Nenni fu sicuramente un duro colpo. Un articolo comparso sul settimanale della curia faentina “il Piccolo” commentando la seduta del Consiglio in cui si discusse il ricorso presentato da Costa e Nenni contro la loro mancata convalida a consiglieri, riferisce che quest’ultimo non prese bene la decisione negativa della maggioranza sul ricorso stesso e prese a male parole i consiglieri di maggioranza. A sostituire Costa e Nenni furono due consiglieri del PCI, mentre a rappresentare il PSI rimase il solo Sante Tabanelli.

Da allora non ho trovato documenti che attestino l’impegno politico di Nicola. La figlia afferma che seguì l’evoluzione politica dell’On. Pietro Nenni.

Verso la fine del 1956 l’invasione dell’Ungheria da parte delle truppe dell’URSS, in parte giustificata dal PCI, ebbe conseguenze anche nei rapporti locali tra il PSI e comunisti castellani. Infatti cessò la pubblicazione del giornalino “La torre”.

In occasione delle campagna elettorale per le elezioni comunali del 1960 “La torre” riprese le pubblicazioni, ma come periodico cittadino, senza i socialisti nella redazione. Tuttavia i due partiti si presentarono ancora insieme alle amministrative di Castel Bolognese. Le elezioni le rivinse Romagna Libera, in cui erano rientrati i socialdemocratici, per pochi voti. Reginaldo Dal Pane fu confermato Sindaco. Sui risultati influirono le numerose schede bianche che si contarono nello scrutinio delle comunali rispetto alle provinciali che si tennero in contemporanea. Secondo i comunisti le schede bianche alle comunali erano dovute ad elettori socialisti che non avevano votato per la lista socialcomunista.

5. Nascita e vicissitudini del centro sinistra a Castel Bolognese

Tra il 1961 e il 1962 si crearono i presupposti per la nascita del centro sinistra, con un sostegno esterno del PSI al IV governo Fanfani (febbraio 1962), formato dai partiti centristi, ma con un programma concordato con i socialisti. A dicembre 1963 nacque il primo governo organico di centro-sinistra. Lo presiedeva l’On. Aldo Moro, mentre Pietro Nenni assunse la carica di Vicepresidente. A causa dell’accordo di governo con la DC la sinistra del PSI nel gennaio del 1964 uscì dal partito e fondò il PSIUP. Nel PSI locale si consumò una nuova divisione, che vide una parte rilevante del partito seguire gli scissionisti che elessero un rappresentante (Luigi Tabanelli) nel Consiglio comunale del 1970.

In occasione delle elezioni comunali del 1964, essendo stata modificata la legge elettorale, il PSI si presentò da solo ed elesse il solo Sante Zama che entrò nella Giunta di centro sinistra che scelse come Sindaco il democristiano di sinistra Nicodemo Montanari.

Nel 1966 PSI e PSDI si unificarono nel PSU (Partito Socialista Unitario), soprattutto per opera dell’On. Nenni. La riunificazione socialista non durò a lungo perché nel 1969 i due partiti si separarono nuovamente.

Nel 1970 le elezioni furono nuovamente vinte da Romagna Libera e il PSI rientrò nella coalizione di centro sinistra con Paolo Selva. Nicodemo Montanari fu confermato Sindaco. Anche se da tempo non ricopriva più responsabilità politiche, come sostiene Luigi Tabanelli, Nicola Nenni doveva essere d’accordo con questa scelta perché coerente con le scelte dell’On. Pietro Nenni ed inoltre inevitabile, considerato che PCI, PSIUP e PSI, pur con il 50,44% dei voti avevano ottenuto soltanto 10 consiglieri su 20, mentre Romagna Libera e il PSI insieme ne avevano 11.

Nel 1974 il Sindaco Montanari e il Capo gruppo DC Tronconi si dimisero dai loro incarichi di partito e dal Consiglio comunale a causa della posizione della DC favorevole all’abrogazione della legge sul divorzio. La coalizione di centro sinistra non si ruppe e Tomaso Biffi fu eletto Sindaco e arrivò a concludere il quinquennio iniziato nel 1970.

6. La prematura scomparsa di Nicola Nenni

Il 1974 è anche l’anno della morte di Nicola Nenni, che si spense nell’ospedale di Castel Bolognese il 22 dicembre dello stesso anno a soli sessantadue anni. La figura di Nicola Nenni fu commemorata nella seduta del Consiglio comunale del 27 dicembre 1974. “La torre” del 22/1/1975 (supplemento al n.157 de “Il Progresso”) nel commentare l’avvenimento scrisse, tra l’altro, che “alle parole del compagno Gaglio, capogruppo del PCI e indipendenti di sinistra, si sono associati il sindaco e i rappresentanti degli altri gruppi consiliari. La Sezione del PCI si associa al ricordo e alle espressioni di cordoglio ai Famigliari”. Franco Gaglio era legato da un rapporto di amicizia con Nicola Nenni, sia per il suo impegno politico che per il suo ruolo di presidente del “Collettivo”, con cui aveva avuto modo in passato di collaborare nei vari ruoli politici e sindacali da lui ricoperti.

Con la scomparsa di Nicola Nenni se ne è andato un uomo che ha rivestito un ruolo importante nella sinistra castellana e nella storia del paese. Un uomo che va ricordato anche per il senso del dovere e l’impegno disinteressato a favore dei cittadini e della parte più povera della popolazione.

Nicola Nenni con i familiari della sposa il giorno delle nozze con Stella Succi – inizio anni trenta (Archivio privato Rosanna Nenni)
Nicola Nenni (primo a sinistra) con tre commilitoni durante il servizio militare (Archivio privato Rosanna Nenni)
Nicola Nenni nel dopoguerra (Archivio privato Rosanna Nenni)
Nicola Nenni (in piedi sul trattore) con altri colleghi del “Collettivo” durante lavori agricoli (Archivio privato Rosanna Nenni)
Una delle ultime foto di Nicola Nenni con la moglie Stella Succi (Elaborazione di una foto, tratta dal libro di Flaviana Tabanelli Nenni. Storia di una famiglia romagnola)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *